Manifesto per un NUOVO MURALISMO

Muri dipinti, che parlano, che raccontano. Dalla grande tradizione del rinascimento messicano ( che guarda caso guardò proprio agli artisti rinascimentali italiani ), alla tradizione delle facciate dipinte della cultura genovese, ai murales politici sardi. Ora sembra che la voglia di leggere la propria storia sui muri sia ritornata prepotente e vitale a rianimare artisti e committenti. Si ma come ? Ci piace pensare che se un segno un colore si depositano su una facciata pubblica sia per rimanere, e non per scomparire dopo qualche anno. Che ci sia ascolto  per il materiale di cui il muro è fatto ( mattoni ? Intonaco cementizio ? malte naturali ? Cemento ? Lamiera ? ), scelta accurata della tecnica, del materiale ( Calce ?, acrilico ? Silicati ? Smalti ? ). E soprattutto il rispetto del dialogo che ogni muro dipinto porta con sè...circolarità di sguardi e pensieri fra artista, committenza e sguardo pubblico. CIRCOLARITA' è quindi per noi la parola chiave, che non sempre si manifesta in questa nuova ondata . 

Ci piace la tecnica.

Giocolieri non ci si improvvisa, muralisti nemmeno.Ci piace che ci sia ascolto  per il materiale di cui il muro è fatto ( mattoni ? Intonaco cementizio ? malte naturali ? Cemento ? Lamiera ? ), scelta accurata della tecnica, del materiale ( Calce ?, acrilico ? Silicati ? Smalti ? ). E soprattutto il rispetto del dialogo che ogni muro dipinto porta con sè...circolarità di sguardi e pensieri fra artista, committenza e sguardo pubblico. 

CIRCOLARITA' di immaginari, fra chi chiede un dipinto, chi lo esegue, chi lo guarderà, e questo significa PROGETTAZIONE CONDIVISA.

Ascolto delle proposte, discussione, iconografica e stilistica, e poi certo...l'artista riassume, sintetizza e spinge in avanti la proposta, la fa diventare arte nel senso più alto del termine, alto artigianato.

Siamo preparati a sperimentare su muro !

Qui si può vedere come anche il collages in esterni sia stato utilizzato...siamo partiti osservando i vecchi  manifesti in strada che ad onta delle intemperie rimangono irriverenti attaccati...e quindi via anche a questa proposta !

Ci piacciono i pennelli. 

Si, i vecchi pennelli, bolognesi, quelli usati da generazioni di decoratori...ci piace il giro del polso che bisogna imparare a fare, lo studio dei toni di colore per impostare un chiaroscuro di profondità...ci piace la tecnica, anche se decidiamo poi di fare un astratto.

Continuiamo a pensare che il pennello articoli l'espressione e il linguaggio assai più che una bomboletta...e lo insegniamo anche ai nostri corsi o esperienze di muralismo collettivo.

Conoscere la tecnica antica non significa fare cose vecchie !

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Alessandra Orlando Ghezzi

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